
Orbassano, di cui è attestata l’origine romana, conquistò
la sua autonomia nel 1789 e seguì nel tempo le vicende del Piemonte.
Prima del Mille Orbassano era dei Marchesi di Susa, i quali nel 1029 la
donarono all’Abbazia di San Giusto di Susa. Dopo il 1035 la metà
del territorio fu donata al Vescovo di Torino e passò quindi sotto
il dominio dei Signori di Rivalta, gli Orsini, nell’undicesimo secolo.
Nel 1327 venne infeudata ai Savoia che la fecero tornare “in allodio”, vale a dire in pieno possesso, ai Signori di Rivalta. Questa famiglia nel 1341 si divise in due rami: i Signori del castello superiore di Rivalta e del Castello inferiore a Orbassano. Gli Orsini di Rivalta si estinsero nel 1765 e quelli di Orbassano nel 1789. Il castello fu abbattuto nei prima anni dell’ottocento, mentre la torre campanaria, originariamente di vedetta, che si trovava sulla piazza principale, a seguito della forte lesione avuta durante il terremoto del 1888, fu abbattuta lo stesso anno.
Tra i fatti storici di maggiore importanza è da ricordare nel
1693, durante la guerra “della Lega di Augusta”, la “Battaglia
di Orbassano” detta anche della “Marsaglia”, nella quale
molti italiani persero la vita per difendere il proprio territorio.
Per maggiori informazioni: “RaccontaValSusa” 1998, “Orbassano,
‘capitale’ della Bassa Val Sangone” di PierCarlo Barberis,
pp.245-252
La Battaglia della Marsaglia si svolse ad Orbassano il 4 ottobre 1693
e vide contrapporsi le truppe francesi di Luigi XIV a quelle di Vittorio
Amedeo II, guidate dal generale Nicola Catinat.
Luigi XIV, non soddisfatto dei successi ottenuti nella “Guerra di
devoluzione” del 1666 e nella “Guerra d’Olanda”
del 1672, volle estendere la sua sovranità anche ai territori della
Valle del Reno, appellandosi a paragrafi insoluti dei trattati di Westfalia,
dei Pirenei e di Nimega.
Le mire espansionistiche del Re Sole provocarono la reazione degli stati europei che, per iniziativa di Guglielmo d’Orange, formarono nel 1686 la “Lega di Augusta” contro la Francia. Alla Lega aderirono l’Impero Germanico, l’Inghilterra, la Spagna, l’Olanda ed alcuni Stati minori, tra i quali il Piemonte di Vittorio Amedeo II.
La battaglia della Marsaglia fu una sconfitta per le truppe di Vittorio Amedeo II, tuttavia rappresentò un momento importantissimo nella storia per l’indipendenza del Piemonte dalla Francia.
Vediamo che cosa avvenne il 4 ottobre 1693.
Vittorio Amedeo II assunse il potere nel 1684 e, per agevolare la riuscita
del suo piano di espansione politica, affrettò il matrimonio con
Anna d’Orlèans, nipote di Luigi XIV. Nel 1685 aveva dovuto
lasciare che il Generale Catinat, per ordine di Luigi XIV, reprimesse
i Valdesi nelle valli pinerolesi. La generale sollevazione europea contro
l’egemonia del Re Sole aveva aperto al Savoia un nuovo orizzonte,
che vedeva la fine di ulteriori umiliazioni imposte dai Francesi.
Il Duca non aderì subito alla Lega di Augusta, ma aprì trattative con gli Stati che erano entrati a farne parte, ascoltando le loro offerte e riservandosi di partecipare alla guerra non appena se ne fosse presentata l’opportunità. L’occasione giunse con l’entrata del Catinat in territorio piemontese nel 1690 ed alla richiesta di consegnare la Cittadella di Torino ed il Castello di Verrua, Vittorio Amedeo II fu in grado di rifiutare e di appoggiarsi alla Lega, con la quale regolò i suoi rapporti per mezzo di trattati separati. Vittorio Amedeo II era pienamente consapevole che, entrando nel conflitto a fianco degli altri Stati che aderivano alla Lega, avrebbe potuto ricondurre lo Stato sabaudo sulla linea delle maggiori potenze. Sfortunato nella battaglia del 18 agosto 1690 a Staffarda ed in quella della Marsaglia del 4 ottobre 1693 , egli trionfò tuttavia in campo diplomatico.
La “battaglia della Marsaglia” vide un grande sacrificio di uomini: alcuni storici stimano le perdite degli alleati a 8.000 morti e 2.000 prigionieri, mentre da parte francese si ebbero oltre 2.000 caduti. Sotto il portico del Comune di Orbassano vi è una lapide a ricordo del fatto che la città, dal giorno della battaglia, rimase disabitata per il saccheggio, l’incendio e per la devastazione, sino alla Pasqua seguente, a causa del fetore dei cadaveri sepolti.
Per maggiori approfondimenti sulla Battaglia della Marsaglia: “Storia di Orbassano” di Mario Olivero, edizione a cura del Comune di Orbassano.
Anche nel periodo bellico del secolo scorso il Comune di Orbassano è
stato testimone attivo dei fatti di quegli anni. Si è scelto di
citare due episodi particolarmente significativi nella storia orbassanese
di questo periodo. Ad Orbassano i primi soldati tedeschi arrivarono la
mattina dell’11 settembre 1943 (reparto di circa cinquanta uomini)
instaurandosi presso l’Autocentro di Via Piossasco.
L’ “ordine” germanico non tardò a farsi sentire:
lo stesso 11 settembre veniva imposto il coprifuoco a partire dalle ore
21, due giorni dopo venivano affissi manifesti in cui si davano “24
ore di tempo per riconsegnare i materiali prelevati negli edifici militari”,
il 14 settembre venivano requisiti i locali della scuola elementare per
destinarli alle truppe. Il giorno 21 i tedeschi prelevarono il segretario
comunale e due guardie municipali del Comune di Orbassano per portarli
nei locali dell’Autocentro per assistere alla fucilazione di Eugenio
Bussone, un manovale compreso nell’elenco dei venti orbassanesi
messi a disposizione delle truppe d’occupazione. L’accusa
consisteva nell’aver rubato per lucro: in realtà l’interessato
aveva sottratto una cinghia da pantaloni e un manico di frusta.
Ma veniamo al primo caso che si è scelto di descrivere. Nella mattinata
di lunedì 17 luglio 1941 durante un controllo dei documenti posto
in essere dai reparti tedeschi e repubblichini un’autovettura proveniente
dal Comune di Volvera e diretta verso il centro non si fermava. Uno degli
occupanti sparava contro i militari tedeschi uccidendone due. L’auto
proseguiva poi verso il Comune di Piossasco dove veniva abbandonata; gli
occupanti si davano alla fuga a piedi verso le montagne.
Bastò questo fatto per fare scattare la rappresaglia da parte dei
tedeschi: il paese fu dato alle fiamme con il risultato di 39 case distrutte
e 189 persone senzatetto.
Il secondo fatto drammatico si è verificato il 9 gennaio 1945.
Per motivi che non sono dati a sapere il 9 gennaio alcuni aerei alleati
mitragliarono in modo massiccio il treno che partiva da Torino alle ore
14,20, carico di operai che avevano terminato il loro turno lavorativo
alle ore 13.00. Il numero dei morti e dei feriti gravi fu veramente pesante:
trentaquattro persone morte ed oltre centocinquanta quelle ferite.
In poco tempo l’ospedale di Orbassano, la sala del Consiglio Comunale
del Comune, la Chiesa e il cinema si riempirono di feriti e di morti trasportati
e medicati con ogni mezzo.
Da quel treno si salvarono solo le poche persone che riuscirono letteralmente
a buttarsi in un fosso laterale alla Stazione; chi tentò di scappare
attraverso i campi divenne un facile bersaglio per i mitragliatori.
Per maggiori approfondimenti su questi fatti: “Una comunità
dalla grande guerra all’industrializzazione – Il caso di Orbassano
1915 – 1990” di Gianni Oliva, ed. Franco Angeli srl, Milano,
1993.
Nel periodo delle grandi trasformazioni industriali e sociali, la comunità
di Orbassano fu interessata in tempi successivi da diversi grandi insediamenti
industriali, collocati anche non direttamente sul territorio comunale ma
in aree limitrofe, quali l’Indesit (1958), la Riv di Airasca (1962)
e la Fiat di Rivalta (1970). Il risultato fu un aumento considerevole della
popolazione. Infatti, i residenti del 1961 ammontavano a 8.550 circa, mentre
appena dieci anni dopo diventarono ben 15.500 (con aumento quindi dell’84,82%).
Il processo del cambiamento spaziava da un settore all’altro della
vita comunitaria, andando ad incidere sugli equilibri esistenti. Il boom
del settore metalmeccanico e il carattere monoindustriale dell’area
torinese soffocavano le industrie tradizionali. Per esempio il lanificio
Porrino, il calzificio Gatto, la tessitura Depetris ridimensionavano la
produzione e si avviavano alla chiusura. Nel settore agricolo si riducevano
fortemente le piccole aziende a conduzione famigliare ed aree sempre più
consistenti di terreni produttivi restavano incolte.
Rispetto ad altre realtà locali dell’area torinese, parimenti
investite dal fenomeno immigratorio, Orbassano seppe dotarsi in tempi brevi
di un piano regolatore (1974) che prevedeva una popolazione di 30.000 abitanti,
rinunciando a centri alberghieri, distribuendo razionalmente le aree destinate
ad insediamento abitativo, commerciale e industriale, stabilendo un’equa
percentuale di aree agricole, predisponendo infine spazi per edifici di
pubblica utilità (asili, scuole, acquedotto, strade, illuminazione
pubblica, aree sportive.