PERIODICO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE N. 3/ ANNO 02

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SOMMARIO
EDITORIALE

Il Consiglio comunale il 19 dicembre 1995 ha manifestato all'unanimità l'intenzione di procedere all'acquisizione dell'area denominata "autocentro" sita in strada Piossasco di proprietà del Ministero delle Finanze, per la realizzazione di infrastrutture, riconoscendo che i fabbricati esistenti erano fatiscenti e che l'area poteva divenire polo di attrazione per l'intera zona in considerazione della sua ubicazione e della vicina presenza dell'Università dell'Ospedale San Luigi e del Centro tumorale di Candiolo. Tutti i Consiglieri auspicavano che ne venisse rivista la destinazione. Nel 1992 il piano regolatore, in quell'area, prevedeva edilizia residenziale pubblica per 39000 mc, terziario per 7000 mq e servizi. Nel 1995 quando si propose di acquisire l'area alcuni consiglieri comunali auspicavano di vedere crescere nell'area un centro Polifunzionale, eventualmente un albergo, auditorium, centri ricreativi, terziario avanzato ed anche edifici comunali. L'intenzione di acquisire l'area era nata dal fatto che la Legge 31.12.1993 n.579 autorizzava il Ministero delle Finanze a trasferire i beni del dema-nio, ad un prezzo decurtato del 50% se l'area veniva destinata a servizi pubblici, agli enti locali territoriali, se questi ne facevano richiesta. Non si sa per quali motivi il predetto bene demaniale fu trasferito in seguito dai beni patrimoniali del Ministero delle Finanze ai fondi patrimoniali del Ministero del Tesoro e pertanto non più cedibile con il criterio della legge 579/1993. Il Comune si appellò ai due Ministeri richiedendo che il trasferimento da un Ministero ad un altro non avesse effetto in quanto l'Ente locale aveva, precedentemente al passaggio, espresso la volontà di acquisto in forza delle predetta Legge. Il ricorso ebbe effetto ed il bene demaniale ritornò al Ministero delle Finanze, che autorizzò l'agenzia Territoriale del Demanio ad avviare la procedura per pervenire alla cessione dell'area al Comune. L'Agenzia territoriale del Demanio ha procrastinato nel tempo la vendita richiedendo al Comune sempre nuova documentazione. In tale situazione l'Amministrazione comunale ritenne opportuno deliberare un progetto definitivo di Piano Particolareggiato da realizzarsi nell'area dell'autocentro, per crearsi uno strumento urbanistico che gli permettesse di pervenire all'esproprio. In Consiglio comunale, a maggio del 2000, la attuale maggioranza di centro sinistra approvò tale progetto che è andato a modificare il piano regolatore che attribuiva ai servizi di interesse comune un ruolo secondario rispetto al residenziale e al terziario. Il Piano particolareggiato del 2000 è andato a modificare: - riducendo la volumetria a 1 metro cubo su metro quadro per la parte residenziale (prima 1,5 metri cubi), limitando l'altezza degli edifici a 4 pianti f.t. (prima 6 f t.) più sottotetto abitabile. All'interno dell'edificio residenziale sono stati previsti mq 2.650 ad uso terziario commerciale. - aumentando l'area destinata ai servizi collettivi per una nuova scuola media (inglobando nella stessa il recupero della ex palazzina degli uffici) in sostituzione della Scuola Media "ex Leonardi da Vinci" ormai incapiente, un nuovo poliambulatorio di circa 6000 mq. da costruirsi da parte dell'ASL, mq.6192 di verde attrezzato e mq.1.608 di parcheggi pubblici, oltre il recupero ed il restauro dell'essicatoio da destinarsi a servizi. L'area è tradizionalmente conosciuta come l'Autocentro ovvero l'insediamento militare nel quale l'esercito aveva trasferito un autoparco destinato alla manutenzione ed al deposito dei veicoli. Ciò accadeva fino all'immediato ultimo dopoguerra, ma in origine l'area venne utilizzata per la costruzione di velivoli militari. Era sede della fabbrica A.E.R. che nel corso della prima guerra Mondiale produceva aerei militari da caccia e da bombardamento. L'attività cessò, presumibilmente attorno all'inizio degli anni venti per lasciare posto all'autoparco. Le cronache orbassanesi ricordano l'autocentro anche per l'insediamento delle truppe tedesche nel 1943 durante l'occupazione nazista. Quando venne dismesso l'uso militare dell'area il pubblico demanio affittò gran parte degli edifici ad aziende artigiane che vi stabilirono l'attività. Occorre precisare che le volumetrie esistenti in origine sono state ampiamente ridimensionate, attraverso consistenti demolizioni dei capannoni in relazione alle mutate esigenze produttive e d'uso che si sono avvicendate. All'interno dell'area, oggi, sono insediate cinque aziende artigianali appartenenti al settore meccanico e a quello di carpenteria metallica. Il pessimo stato di conservazione degli edifici - accompagnato dallo scarso livello di manutenzione accentuano lo stato di obsolescenza del complesso dei fabbricati esistenti Se si escludono: i fabbricati della palazzina uffici, prospiciente la strada Piossasco e l'edificio costituito da un corpo di fabbrica articolato in tre campate parallele dalle quali spicca una ciminiera in muratura. (presumibilmente era l'area di essicazione dei modelli in legno, utili alla costruzione degli aeroplani). che nonostante mani

festino condizioni di elevata obsolescenza accentuata dal parziale crollo della copertura di una campata dell'essicatoio, rappresentano, tuttavia, una testimonianza interessante di archeologia industriale che a differenza della gran parte degli edifici esistenti li pone all'attenzione per un recupero. Per la restante parte non è in alcun modo immaginabile un recupero. Lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali con lettera n. 13607 del 17 ott. 2001 riconosce che l'area non riveste particolare interesse storico architettonico tale da poter essere oggetto di specifico vincolo ai sensi del D.Lgs 490/1999 in quanto la maggioranza degli edifici originali del 1926 furono demoliti tra gli anni 30 e 70. Gli altri capannoni hanno subito radicali trasformazioni da essere completamene snaturati. Alcuni furono ricostruiti negli anni 50. Il Ministero dichiara apprezzamento per le scelte del Comune di far rientrare nei beni oggetto di tutela da parte degli appositi strumenti urbanistici del Comune l'essicatoio e la palazzina degli uffici che paiono mantenere ancora le proprie caratteristiche formali ma che comunque neanche esse non rivestono caratteristiche tali da essere oggetto di vincolo. Per le stesse motivazione espresse dalla Sovrintendenza l'area, gli edifici e i manufatti non essendo originali non rientrano nella tutela del patrimonio storico della prima guerra mondiale prevista dalla Legge 7 marzo 2001 n. 78. Tale considerazione nasce oltre che dalle condizioni edilizie, anche dallo scarso interesse del valore architettonico e documentario degli edifici stessi. Neppure l'impianto originario dell'area è oggi recuperabile, poiché i numerosi interventi di demolizione, effettuati nel corso del tempo, ne hanno fatto perdere la leggibilità. Il confronto con la tavola catastale del 1926 evidenzia che sono stati progressivamente abbattuti degli edifici in coincidenza con la perdita d'interessi verso la costruzione di aerei in origine e successivamente per l'insediamento militare dell'autocentro. Il recupero dell'essicatoio potrebbe divenire sede museale se pervenissero all'Amministrazione comunale significativi archivi documentali e fotografici autentici o adeguati cimeli areonautici della prima guerra Mondiale provenienti da privati o da enti pubblici che possano giustificare tale destinazione, ma sinora non è pervenuto materiale che possa divenire oggetto di valore storico da custodire. E' stato fatto anche uno studio sulle caratteristiche arboree presenti in detta area e risultano essere presenti esemplari arborei ornamentali quali tigli, platani, prunus da fiore che specie spontanee, salici, ciliegi, pioppi. Alcuni alberi sono stati messi a dimora circa 70 anni fa altri sono cresciuti spontaneamente in formazione quasi boschiva con presenza delle tipiche specie di sottobosco. Si è di fronte ad una vegetazione erbaceo-arbustiva di invasione di tipo antropico-ruderale di scarso interesse naturalistico. Di certo non vi sono alberi monumentali o di alto pregio naturalistico e storico ma nonostante non ci siano nessuna natura di vincoli di legge, il piano particolareggiato approvato pur di salvaguardare tutto ciò che può avere anche un semplice interesse naturalistico potrà subire eventuali modifiche se per caso non fossero state sufficienti le attenzioni già apposte. Questa Amministrazione ha dimostrato sinora sensibilità per il rispetto della storia e della natura, vedi il grande recupero del parco del Sangone, di casa Rolando e dell'attiguo giardino, dei monumenti, ed il recupero di tutti i giardini che partirà a settembre del 2002. Purtroppo la significativa e vera storia dell'architettura e della flora Orbassanese che era da conservare non è di certo presso l'Autocentro, ma era nei grandiosi giardini delle ville estive dei signori di Torino, nell'archittettura povera dei mulini e delle chiesette di quartiere, nelle fabbriche del settore tessile del 1893 che diedero lavoro a diverse centinaia di persone, la filatura di via Cavour con 74 fornelletti, nello stupendo gazebo del giardino e dello stesso di villa Marone, nella Villa Quarelli, con giardino ricco per densa e pregiata alberatura, nella Villa Nota, estivo soggiorno della Contessa Viansine Ponte .......

Troppe cose che rammentavano la cultura e la storia di Orbassano sono state distrutte in nome della modernità e dello sviluppo, che potevano essere restaurate e recuperate, fino a che ci sarà questa Amministrazione ciò non succederà per quelle minime cose che si intravedono nell'autocentro.

Graziano Dell'Acqua