PERIODICO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE N. 1/ ANNO 02

Torna alla Home     
Febbraio 2002
SOMMARIO
EDITORIALE

Il 27 gennaio 1945 caddero i cacelli del campo di concentramento di Auschwitz e l'indicibile orrore che essi racchiudevano fu svelato all'umanità. La Repubblica Italiana attraverso il suo Parlamento ha riconosciuto nel 27 gennaio, giorno dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il Giorno della Memoria, al fine di ricordare: la Shoah - sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto perseguitati.
IL giorno della memoria vuole invitare ognuno di noi a riflettere sul più mostruoso evento del secolo, su un male che ha attraversato e segnato l'Europa, la shoah, chiamato anche da molti Olocausto.
L'uso del termine Olocausto per indicare lo sterminio del popolo ebraico da parte del nazismo è ritenuto improprio perché originariamente definiva la celebrazione sacrificale nella quale si cercava di ottenere la benevolenza della divinità. Inoltre ricordava un ebreo Abramo che sacrificava un altro ebreo Isacco per ordine di Dio.
Paragonare l'Olocausto quale rito religioso allo sterminio appariva fuorviante, addirittura blasfemo.Fuorviante perché ricollegava lo sterminio alla stessa storia del popolo ebreo riconducendolo ad una specie di disegno divino, blasfemo perché ogni sacrificio è una richiesta alla divinità e quindi lo sterminio sarebbe divenuto un atto per ottenere il favore di Dio. Si è ritenuto che tale termine banalizzasse e mistificasse lo sterminio.
Lo stesso Primo Levi era contrario all'uso della parola Olocausto e disse: "Io uso questo termine malvolentieri perché non mi piace. Ma lo uso per intenderci". IL termine Olocausto è accettato se nell'usarlo si chiariscono i ruoli e i soggetti del sacrificio, ma in questi ultimi anni si è affermato un termine sicuramente più appropriato per indicare la persecuzione ed il programmatico Genocidio degli ebrei europei da parte dei nazisti: è la parola SHOAH che significa catastrofe, distruzione.
IL millennio è finito, ma la memoria di Auschwitz, della shoah, non finirà mai, non deve finire mai. Molti piansero, allora, e ancora oggi udiamo l'eco del loro lamento, ma il loro gemito non morirà con loro: esso si alza potente, agonizzante va dritto al cuore e dice "non dimenticateci".

 

È necessario ricordare, ma non basta. Fare memoria del male che è dentro l'uomo ha un valore educativo per il presente ed è un atto di speranza per il futuro perché ciò non abbia più a ripetersi. Fare memoria in termini di giustizia è un atto dovuto per cancellare l'onta dell'odio razziale , dell'antisemitismo, della xenofobia, manifestazioni che deplorevolmente sussistono purtroppo anche ai nostri giorni, forse nello stesso subcosciente di ognuno di noi.
Il rievocare la memoria di Auschwitz, la memoria del trionfo del male, viene vanificato se tacciamo di altri milioni di morti di questo millennio, vittime di ideologie o fondamentalismi di varia natura e allora la consapevolezza dell'accaduto e dei pericoli rappresentati da fondamentalismi esistenti dovrebbe radicarsi fortemente nelle nostre coscienze e non rimanere confinata al giorno della memoria. Penso che sia doveroso ricordare ogni uomo vittima del male di ogni tempo e situazione, a prescindere dalla sua appartenenza ad una fede religiosa, ad un popolo a ad una nazione particolare, ma solo perché appartenente alla famiglia umana. Non per niente la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo recita: "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di coscienza e dovrebbero agire uno verso l'altro in uno spirito di fratellanza".
Lo scopo dell'istituzione di questa giornata è di sollecitare tutti a ricordare il passato per costruire nel futuro una mentalità di pace che combatta ogni tipo di razzismo, ogni intolleranza, ogni indiscriminazione, ogni egoismo, ogni individualismo.
Anna Frank scriveva: nonostante tutto, continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili." All'ascolto di queste parole il nostro impegno sociale e politico ci impone di urlare: non dimentichiamo.Non essendoci sufficienti parole che ci possono far prendere coscienza di ciò che è stato possibile compiere in nome della razza, possa il senso della Giornata della Memoria contribuire affinché il ricordo delle pagine più tristi della nostra storia di uomini non si cancellino dalla nostra memoria e possano far suscitare in ciascuno di noi quei sentimenti di speranza di un futuro di autentica pace che Anna Frank ha saputo così bene esprimere.

Graziano dell'Acqua