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Il
27 gennaio 1945 caddero i cacelli del campo di concentramento di Auschwitz
e l'indicibile orrore che essi racchiudevano fu svelato all'umanità.
La Repubblica Italiana attraverso il suo Parlamento ha riconosciuto
nel 27 gennaio, giorno dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz,
il Giorno della Memoria, al fine di ricordare: la Shoah - sterminio
del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei
cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la
prigionia, la morte, nonché coloro che anche in campi e schieramenti
diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della
propria vita hanno salvato altre vite e protetto perseguitati.
IL giorno della memoria vuole invitare ognuno di noi a riflettere
sul più mostruoso evento del secolo, su un male che ha attraversato
e segnato l'Europa, la shoah, chiamato anche da molti Olocausto.
L'uso del termine Olocausto per indicare lo sterminio del popolo ebraico
da parte del nazismo è ritenuto improprio perché originariamente definiva
la celebrazione sacrificale nella quale si cercava di ottenere la
benevolenza della divinità. Inoltre ricordava un ebreo Abramo che
sacrificava un altro ebreo Isacco per ordine di Dio.
Paragonare l'Olocausto quale rito religioso allo sterminio appariva
fuorviante, addirittura blasfemo.Fuorviante perché ricollegava lo
sterminio alla stessa storia del popolo ebreo riconducendolo ad una
specie di disegno divino, blasfemo perché ogni sacrificio è una richiesta
alla divinità e quindi lo sterminio sarebbe divenuto un atto per ottenere
il favore di Dio. Si è ritenuto che tale termine banalizzasse e mistificasse
lo sterminio.
Lo stesso Primo Levi era contrario all'uso della parola Olocausto
e disse: "Io uso questo termine malvolentieri perché non mi piace.
Ma lo uso per intenderci". IL termine Olocausto è accettato se nell'usarlo
si chiariscono i ruoli e i soggetti del sacrificio, ma in questi ultimi
anni si è affermato un termine sicuramente più appropriato per indicare
la persecuzione ed il programmatico Genocidio degli ebrei europei
da parte dei nazisti: è la parola SHOAH che significa catastrofe,
distruzione.
IL millennio è finito, ma la memoria di Auschwitz, della shoah, non
finirà mai, non deve finire mai. Molti piansero, allora, e ancora
oggi udiamo l'eco del loro lamento, ma il loro gemito non morirà con
loro: esso si alza potente, agonizzante va dritto al cuore e dice
"non dimenticateci".
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È necessario
ricordare, ma non basta. Fare memoria del male che è dentro l'uomo
ha un valore educativo per il presente ed è un atto di speranza per
il futuro perché ciò non abbia più a ripetersi. Fare memoria in termini
di giustizia è un atto dovuto per cancellare l'onta dell'odio razziale
, dell'antisemitismo, della xenofobia, manifestazioni che deplorevolmente
sussistono purtroppo anche ai nostri giorni, forse nello stesso subcosciente
di ognuno di noi.
Il rievocare la memoria di Auschwitz, la memoria del trionfo del male,
viene vanificato se tacciamo di altri milioni di morti di questo millennio,
vittime di ideologie o fondamentalismi di varia natura e allora la
consapevolezza dell'accaduto e dei pericoli rappresentati da fondamentalismi
esistenti dovrebbe radicarsi fortemente nelle nostre coscienze e non
rimanere confinata al giorno della memoria. Penso che sia doveroso
ricordare ogni uomo vittima del male di ogni tempo e situazione, a
prescindere dalla sua appartenenza ad una fede religiosa, ad un popolo
a ad una nazione particolare, ma solo perché appartenente alla famiglia
umana. Non per niente la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
recita: "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità
e diritti. Essi sono dotati di coscienza e dovrebbero agire uno verso
l'altro in uno spirito di fratellanza".
Lo scopo dell'istituzione di questa giornata è di sollecitare tutti
a ricordare il passato per costruire nel futuro una mentalità di pace
che combatta ogni tipo di razzismo, ogni intolleranza, ogni indiscriminazione,
ogni egoismo, ogni individualismo.
Anna Frank scriveva: nonostante tutto, continuo a credere nell'intima
bontà dell'uomo. Partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure
quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene,
che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine,
la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali;
verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili." All'ascolto
di queste parole il nostro impegno sociale e politico ci impone di
urlare: non dimentichiamo.Non essendoci sufficienti parole che ci
possono far prendere coscienza di ciò che è stato possibile compiere
in nome della razza, possa il senso della Giornata della Memoria contribuire
affinché il ricordo delle pagine più tristi della nostra storia di
uomini non si cancellino dalla nostra memoria e possano far suscitare
in ciascuno di noi quei sentimenti di speranza di un futuro di autentica
pace che Anna Frank ha saputo così bene esprimere.
Graziano
dell'Acqua
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